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Quali organi possiamo donare dopo la morte

Informazioni utili per una scelta consapevole

Sappiamo quanto sia difficile pensare a cosa può accadere al nostro corpo dopo la morte, soprattutto se siamo in buona salute o se siamo estranei alla realtà dei trapianti. D’altro canto, per i pazienti in lista d’attesa e per i loro familiari, sapere di poter contare sulla generosità di chi decide di donare gli organi rappresenta una concreta possibilità di guarigione.

Ecco perché, dopo un primo articolo dedicato alla donazione di organi, torniamo a sensibilizzare sull’importanza di donare gli organi a scopo terapeutico. Un’espressione tangibile di altruismo nei confronti di chi ha bisogno di aiuto, nei confronti della vita.

Se state valutando la possibilità di diventare donatori, nel post di oggi troverete informazioni utili sulla realtà dei trapianti e sugli organi da donare per permettervi di effettuare una scelta consapevole e informata.

Perché si ricorre ai trapianti?

Sottoporsi a un trapianto di organo rappresenta l’opportunità di guarire da importanti problematiche di salute e riprendere una vita normale. I trapianti di organo, infatti, vengono presi in considerazione quando:

  • l’organo del paziente è compromesso da patologie gravi; 
  • né le terapie mediche né la chirurgia convenzionale danno risultati soddisfacenti; 
  • a seguito di gravi traumi, per esempio nei grandi ustionati.

 In tutti questi casi le equipe mediche fanno affidamento sugli organi e sui tessuti prelevati dai donatori per offrire ai malati una possibilità di cura decisiva.

  In tutti questi casi le equipe mediche fanno affidamento sugli organi e sui tessuti prelevati dai donatori per offrire ai malati una possibilità di cura decisiva.

L’importanza delle dichiarazioni di volontà

Sebbene in Italia ci siano molte persone favorevoli alla donazione di organi, non sono altrettanti coloro che si registrano per diventare donatori. Secondo i dati forniti dal Sistema Informativo Trapianti, a ottobre 2021 le dichiarazioni di volontà registrate in materia di donazione di organi e tessuti dopo la morte erano circa 11.170.180. Un numero importante ma che si scontra con la crescente domanda di organi da destinare ai trapianti: i pazienti in lista d’attesa sono oltre 8.000. Da qui l’esigenza di sensibilizzare sulla cultura della donazione di organi.

Esprimere la volontà di diventare donatore post mortem è facile: basta essere maggiorenni e dare il consenso seguendo le indicazioni che vi ricorderemo a breve. Un piccolo gesto per voi, un grandissimo regalo per chi è malato. L’unico caso in cui non è consentita la donazione degli organi (nonostante la presenza di volontà donativa) è quello dei decessi che avvengono in casa, in quanto il prelievo degli organi richiede una preparazione che può essere garantita solo in ambiente ospedaliero. In ogni caso, gli organi dei donatori vengono sottoposti a controlli per escludere specifiche patologie.

Quali organi donare dopo la morte informazioni utili

Quali organi possiamo donare dopo la morte?

  • Cuore 
    • Trapianti eseguiti nel 2020: 240;
    • Persone in lista d’attesa a dicembre 2020: 700;
    • Tempo di attesa medio: da 9 mesi a 3 anni. 

Il trapianto di cuore viene eseguito su pazienti affetti da grave scompenso cardiaco, ovvero quando il cuore non pompa abbastanza sangue nel corpo provocando sofferenza anche agli altri organi. Dal momento in cui il donatore è deceduto, il cuore può essere prelevato entro 6 ore, mentre dall’asportazione al trapianto non devono passare più di 4 o 5 ore. Poiché è l’organo che tende a invecchiare più velocemente rispetto agli altri, la maggior parte delle donazioni di cuore proviene da persone di età inferiore ai 50 – 60 anni. 

 In un anno, alle circa 400 persone che lasciano la lista d’attesa, ne corrispondono altrettante che entrano. Quelli che escono sono solitamente coloro che ricevono un cuore nuovo ma un quarto abbandona la lista in seguito alla perdita dei requisiti clinici necessari al successo del trapianto o perché muore durante l’attesa.

  • Polmoni 
    • Trapianti eseguiti nel 2020: 116;
    • Persone in lista d’attesa a dicembre 2020: 350;
    • Tempo di attesa medio: da 3 mesi a 2 anni e mezzo.

Il trapianto di polmone può dare una nuova vita a quei pazienti affetti da malattie polmonari avanzate (come l’ipertensione polmonare o la fibrosi polmonare idiopatica) che non hanno tratto benefici da altri trattamenti e/o se la loro aspettativa di vita risulta inferiore a tre anni in assenza di trapianto. L’operazione può consistere in trapianto polmonare singolo o doppio: nel caso di trapianto singolo ecco che il gesto di un solo donatore può salvare la vita a due persone anziché a una sola.

  • Pancreas 
    • Trapianti eseguiti nel 2020: 40;
    • Persone in lista d’attesa a dicembre 2020: 252;
    • Tempo di attesa medio: 4 anni.

Il trapianto di pancreas permette di fornire le cellule beta produttrici di insulina alle persone affette da diabete tipo 1. Generalmente, vengono selezionati donatori deceduti di età tra 10 e 55 anni privi di anamnesi positiva per intolleranza glucidica o abuso alcolico. I lunghi tempi di attesa sono dovuti al fatto che, rispetto al trapianto di altri organi, quello di pancreas rimane una terapia riservata a un piccolo numero di casi scelti in base a criteri selettivi molto rigidi.

  • Fegato 
    • Trapianti eseguiti nel 2020: 1200;
    • Persone in lista d’attesa a dicembre 2020: 1076;
    • Tempo di attesa medio: 1 anno circa.

Ogni anno entrano in lista d’attesa tante persone quante ne escono. Di queste, circa 250 non ricevono trapianto perché perdono i requisiti o perché muoiono in attesa di un fegato. In particolare, la mortalità degli ammalati in lista è di circa il 5%: un dato più alto rispetto agli altri organi in quanto non esiste un presidio medico che possa sostituire o migliorare una funzione epatica danneggiata.

  • Reni
    • Trapianti eseguiti nel 2020: 1900;
    • Persone in lista d’attesa a dicembre 202: 6132;
    • Tempo di attesa medio: 2 anni circa.

Grazie al trapianto di rene, le persone possono rendersi indipendenti dalla dialisi e tornare a condurre una vita regolare: la sopravvivenza media di un trapianto di rene in Italia è infatti del 95 % a un anno dall’operazione, del 90% dopo cinque anni e del 75% dopo 10 anni.

La donazione di reni da cadavere, diversamente da quella da vivi, permette di ottenere due reni per due riceventi. Anche se il rene è fra gli organi che resiste maggiormente all’assenza di sangue e ossigeno, è necessario agire in tempi brevi per garantire che gli organi da trapiantare siano funzionanti.

  • Intestino
    • Trapianti eseguiti nel 2020: 0;
    • Persone in lista d’attesa a dicembre 2020: 11;
    • Tempo di attesa medio: 2 anni circa.

Il trapianto di intestino rappresenta una terapia meno comune rispetto al trapianto degli altri organi: vi si ricorre quando è impossibile proseguire la nutrizione parentale (tramite vene) o se lo stadio della malattia gastrointestinale mette a repentaglio la vita del paziente. Tra le patologie che possono portare a un eventuale trapianto di intestino ci sono il morbo di Crohn e la poliposi familiare. 

Non solo organi: la donazione dei tessuti 

Come accennato, scegliendo di diventare donatore post mortem, potremo restituire una vita serena a persone fragili anche tramite la donazione di tessuti: pelle, ossa, cornee, cartilagine, tendini, vasi sanguigni e valvole cardiache. Facciamo tre esempi per capire meglio e nel concreto.

  • Cute

I donatori di cute sono una risorsa vitale per chi ha subito ustioni. Dato che in genere la cute di un solo donatore non è sufficiente a salvare la vita di un paziente, questo tipo di donazione si rivela molto importante per migliorare le aspettative di vita delle persone gravemente ustionate. 

  • Ossa 

Le ossa o i frammenti ossei impiegati per i trapianti provengono solitamente da donatori deceduti di età compresa tra i 15 e 65 anni. Il tessuto scheletrico donato viene prima lavorato e poi trapiantato per sostituire parti di ossa. Ecco come persone affette da neoplasie o crolli vertebrali per metastasi ossee possono riprendere le normali attività o migliorare notevolmente le proprie aspettative di vita.

  • Cornee 

Il trapianto di cornee permette di donare la vista a persone non vedenti o ipovedenti.. Una cosa che forse vale la pena sottolineare è che può diventare donatore anche chi ha problemi di miopia o cataratta. Le uniche condizioni riguardano l’età – deve essere compresa tra i 4 ai 79 anni – e l’assenza di patologie come AIDS, Alzheimer o leucemia che renderebbero impossibile il trapianto.  Per approfondimenti rimandiamo all’opuscolo “La donazione delle cornee – Guida alla raccolta anamnestica”.

Come diventare donatore

Oltre a scegliere una delle modalità elencate nell’articolo “donazione organi: perché è importante lasciarlo detto, ricordiamo che è importante parlare della scelta di diventare donatore dopo la morte in famiglia e/o con il medico curante per assicurarsi che la nostra volontà venga rispettata. 

Proprio qualche giorno fa, AIDO ha comunicato che renderà ancora più facile esprimere il consenso alla donazione tramite l’app DigitalAIDO (link): “lo spid e la firma digitale diventano strumenti per aiutare la collettività e tutelare il diritto alla salute che passa anche dalla donazione di organi, tessuti e cellule”.

Se vi sentite pronti a esprimere la vostra volontà di diventare donatori di organi e tessuti dopo la morte potete usare la modalità che più vi è comoda. Per qualsiasi dubbio siamo a vostra disposizione. 

Se pensate che queste informazioni possano essere d’aiuto a qualcuno, vi saremo grati se vorrete condividere l’articolo. In attesa del prossimo blog post, vi lasciamo con qualche link utile sull’argomento: 

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